Archivio per : luglio, 2013

Questione di genere o di sesso?

genere sessualità

di Valentina Malagoli

Leggo su un blog l’incredibile vicenda di un bambino di 6 anni che da oltre un anno si sente una bambina: gioca, si veste e si comporta come una bambina, con il pieno appoggio dei suoi genitori, che, anzi per avallare ancor più quella che definiscono l’identità di genere, seppure non biologica, della loro creatura si sono anche rivolti ad un tribunale. Nella causa contro la scuola del bambino/bambina, che gli impediva l’utilizzo del bagno delle femminucce, la famiglia di questa creatura l’ha spuntata e la scuola è stata condannata per atti discriminatori.

Anche io sono madre di una bambina (o di quella che fino ad ora, dopo due anni, sembra essere una bambina, dopo chissa’) e sono donna da 12116 giorni, un pò più di 33 anni, eppure oggi mi sono sentita obbligata a chiedermi: che vuol dire essere donna?

Senza nulla togliere alle lunghissime e fondatissime battaglie di milioni di femministe in tutto il mondo, a partire dalla seconda metà del ‘800 (a tal proposito, affinchè quest’intervento non sembri discriminatorio nei confronti delle migliaia di donne che per questa causa hanno anche perso la vita, consigliamo la lettura di un testo Anarchiche. Donne ribelli del Novecento di Lorenzo Pezzica – Shake edizioni, 2013) mi domando è possibile a 5 anni sapere già se si è donna o uomo ? Ed è giusto che una madre assecondi i modi di una creatura che a questa età non può assolutamente avere chiaro cosa significa essere donna o essere uomo? Magari a 5 anni possono piacerti di più le bambole e le gonne, la danza e giocare a “mamma e figlia” ma questo significa che sei femmina?

Nella parte di mondo occidentalizzato i problemi sono questi: nell’altra parte del mondo se un maschietto per giocare avesse solo una bambola nessuno penserebbe “ma quel bambino è una femmina!”: gioirebbe semplicemente della felicità di un bambino che tra mille, reali, sofferenze quotidiane ritrova un attimo di infanzia, senza per questo dover rivedere la sua “identità di genere”.

Se ne fa un gran parlare di questa identità di genere: superata, più o meno, l’antipatia per i gay e le lesbiche –  perfino papa Francesco oggi dice “chi sono io per giudicare un gay” – garantiti, sempre in questa parte di mondo, i diritti essenziali anche alle donne (ma quanto ci sarebbe da discutere sui diritti essenziali!) sul lettino dello psicoanalista arriva ora il “genere”.

La natura ci crea in un modo, maschi o femmine, ma noi non contenti di poterci solo innamorare e vivere l’amore con il nostro stesso sesso, scegliamo che a 5 anni si possa decidere di andare contro la nostra natura biologica, contro le regole del nostro corpo per adeguarci ad un altro modello che forse è semplicemente più debole nella nostra prima realtà sociale, la famiglia, rispetto all’altro.

Io sono donna perchè sono madre, ma ad oggi, se dovessi sinceramente dire cos’altro mi differenzia da un uomo avrei serissime difficoltà. Lavoro fuori casa almeno 10 ore al giorno per cinque giorni a settimana, lavoro in casa per almeno i tre quarti del tempo libero che mi resta, se non riesco a fare uno sforzo fisico, perchè il mio corpo di donna non me lo consente, mi ingegno fino a quando non trovo un escamotage che mi aiuti. Faccio decisamente tutte le cose che fanno gli uomini che mi sono più vicini, forse a volte con una sensibilità diversa ma neanche sempre! Certo da bambina non desideravo diventare un minatore o un camionista ma di certo qualche bambina lo ha desiderato e lo è diventata senza per questo essere meno donna.

Per cosa sono una donna e non un uomo? Perchè qualche volte indosso le gonne? Ci sarebbe bisogno di molti chiarimenti rispetto all’identità di genere un pò meno nebulosi delle tante chiacchiere battagliere che fino ad oggi sono riuscita a leggere.

Mare Fidei

mare fidei

Si è conclusa la 28° Giornata Mondiale della Gioventù. A Copacabana circa tre milioni di giovani hanno partecipato alla veglia di sabato e, poi, alla messa di invio della domenica successiva. Un vero e proprio mare di giovani che il papa ha esortato ad uscire dalle parrocchie, per andare incontro agli ultimi, ai poveri, alla gente che ancora attende l’annuncio del Vangelo.

Il lungomare, luogo del carnevale, simbolo degli eccessi e spesso della trasgressione, per alcuni giorni si è trasformato nel cuore pulsante e allegro della fede. Il papa sudamericano con  il suo parlare semplice ed accorato, il suo fare diretto, fatto di tanti abbracci e mani strette, ha raccolto attorno a sè le speranze di una chiesa sempre più marcatamente missionaria.

Essere semplici per non fallire: questa la ricetta di Francesco, che ai giovani, spesso vittime della cultura dello scarto, ripete l’invito del Crocifisso a S. Francesco “va e ripara la mia casa”. Alquanto impegnativo, dunque, il compito affidato a dei giovani che per la maggior parte conoscono, esclusivamente, la dimensione della precarietà e dell’incertezza da cui, come lo stesso pontefice ha più volte denunciato, neanche una parte della chiesa è più esente.

Come possono i giovani al rientro da Rio proseguire la strada tracciata in questi giorni? Come può la Chiesa continuare il suo dialogo e la sua azione pastorale con e per i giovani? Come possono non lasciarsi travolgere dalla globalizzazione, dallo smarrimento, dalla “disintegrazione personale”, dalla “perdita del senso di appartenenza”, dalla violenza, dalla solitudine, dall’ abbandono e dall’ incapacità di amare, che una cultura marcatamente economica favorisce? La risposta risiede ancora una volta nell’umiltà che deve contraddistinguere gli uomini di Dio e nel volto misericordioso della Chiesa pronta, sempre, ad ascoltare e stare al fianco. I giovani hanno bisogno di vedere nei sacerdoti, nei vescovi, dei compagni di viaggio e non dei principi. Come pure i giovani devono essere pronti a spendersi full time per Dio e per Gesù Cristo, non esistono cristiani a tempo!

L’assillo del papa ed il vero mandato ai giovani, alle classi dirigenti, alla chiesa in genere, in definitiva, è quello di costruire una società più giusta, che abbia a cuore la dignità dell’essere umano e del creato, una società che sostituisca allo cultura dello scarto quella dell’incontro. Speriamo che i giovani al loro rientro non vivano lo spaesamento di chi ha sognato troppo. Fa bene sognare ma è necessario confrontarsi con le proprie realtà, perchè anch’esse abbiano la possibilità di sognare e sperare, contando su ciascuno di noi. Questa generazione, mi sento di dire, è quantomai coraggiosa, lo è  perchè sceglie di fare proprio un programma impegnativo, facendo i conti con la scarsità di mezzi e risorse, alla quale grazie a Dio, non corrisponde la forza di volontà ed il grande deposito spirituale che ha mostrato in questi giorni.

A chi asserisce che a tutti sarebbe piaciuto fare un bel viaggio in Brasile rispondo che quel viaggio è stato il frutto di sacrifici di tante famiglie e anche delle comunità locali per consentire che i giovani vi potessero partecipare e che nessuna opera mediatica o di marketing è stata realizzata se non nel dare risalto ad un evento che ha coinvolto milioni di giovani  e che potrebbe segnare il nuovo passo della Chiesa. Semplicemente  i giovani hanno bisogno di modelli e punti di riferimento che oggi trovano in papa Francesco, con l’avvertenza, però, di essere ben consapevoli che il papa rappresenta quella chiesa, spesso, fin troppo poco frequentata, proprio, da parte del mondo giovanile.  I giovani amino il papa e la chiesa! 

F. Del Pizzo, Globalization, sociology of

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F. Del Pizzo, “Globalization, sociology of”  in Anne L. C. Runehovand, Luis Oviedo, Encyclopedia of Sciences and Religions, Springer Science+Business Media Dordrecht 2013, pp 943-946.

Description

Globalization was initially a financial and economic phenomenon, and then became social, cultural, political, and philosophical. A true multidisciplinary system which, as a result of technology and the development of mass communications (Technologies of Information and Communication, or TIC), has reshaped social relations through a model of global interdependence. All this could be verified thanks to the clearing of barriers, which has allowed, day by day, an easier and free movement of people, knowledge, information, and ideas.

Marshall, McLuhan, referring to this communicative environment, defines “global village” as the world which is the size of a village easily explored, in which physical and cultural distances fall and new lifestyles are born. In such an environment new patterns of thinking; consumption and production emerge and become more …

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F. Del Pizzo, Fede cristiana ed impegno pubblico.

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F. Del Pizzo, “Fede cristiana ed impegno pubblico” in Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, rivista di teologia Asprenas, Volume 60 numeri  1-2, Marzo-Giugno 2013,  Verbum Ferens Napoli, 207-229.

Abstract

L’anno della fede suscita numerose riflessioni sull’argomento. Il nostro autore riflette su un aspetto attualissimo quanto complesso: l’impegno del cristiano nelle istituzioni e per le istituzioni. Oggi siamo di fronte ad un atteggiamento diffuso di apatia e indifferenza. Riscoprire che la fede è alla base non solo del rapporto con Dio ma del rapporto tra tutti gli uomini è il punto di partenza: fidarsi e affidarsi all’altro è la dinamica della convivenza umana. Il punto focale è nella coerenza tra fede e vita, cioè tra fedeltà agli impegni assunti e la capacità di non disattenderli; coerenza tra vangelo e cultura, per il credente. Altro punto cruciale, oggi, il confronto tra le ragioni della fede e le ragioni della ragione. E’ nel dialogo e nel riconoscimento reciproco che risiede il possibile rinnovato rapporto tra fede e politica: non è scontro tra poteri ma concorso nel costruire il bene comune. Il confronto, infine, si completa sul terreno della biopolitica ove è richiesta più che mai coerenza tra enunciati e pratiche. La modernità non chiama in causa solo il concetto di bios ma la persona nella sua totalità. Il cristiano è chiamato ad offrire, attraverso l’impegno e la testimonianza, il volto di Dio rivelatosi in Gesù Cristo, modello di carità e giustizia, non solo per i singoli ma per l’intera società.

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F. Del Pizzo, Per un confronto interculturale sulla Bibbia. Alcuni modelli.

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F. Del Pizzo, Per un confronto interculturale sulla Bibbia. Alcuni modelli  in F. Toriello (a cura di),  La Bibbia al tempo dell’intercultura, Verbum Ferens, Napoli 2013, 119-138.

Dall’introduzione:

Come ci viene ricordato dal Concilio Vaticano II, «con il termine generico di “cultura” si vogliono indicare tutti quei mezzi con i quali l’uomo affina ed esplica le molteplici sue doti di anima e di corpo; procura di ridurre in suo potere il cosmo stesso con la conoscenza e il lavoro; rende più umana la vita sociale sia nella famiglia che in tutta la società civile, mediante il progresso del costume e delle istituzioni» (GS 53). Quando si parla di cultura, pertanto, ci si riferisce a caratteri appresi anziché ereditati, cioè a quei caratteri culturali, non soltanto ricevuti per tradizione nel proprio gruppo umano, ma educativamente condivisi dai membri di una medesima società e che sono, perciò, alla base della cooperazione e della comunicazione, costituendo il contesto comune in cui gli individui vivono la propria vita, ricevono e scambiano punti di vista e visioni del mondo, trasmettono identità e stili di vita alle nuove generazioni…

Per maggiori informazioni contattare l’autore.

 

800.000 euro all’anno: troppo pochi!

 

Pallone-dOro

Stamattina ascoltavo la radio e durante la rubrica sportiva si dava la notizia del rifiuto di un giovanissimo calciatore (ventenne) di continuare a giocare nel prestigioso club di appartenenza. Motivo? Troppo pochi 800.000 euro all’anno. Il ragazzo pretendeva un superadeguamento di contratto. La notizia veniva dopo altre di acquisti e cessioni supermilionarie di altri calciatori.  Con un luogo comune sarebbe troppo comodo affermare che è il sistema ad essere malato. Ma il sistema siamo noi, siamo noi tifosi che alimentiamo certe logiche e  facciamo il gioco di milionari imprenditori, il cui unico scopo è quello di guadagnare sempre più, riducendo lo sport a mero affare.

La passione calcistica, la passione sportiva è  spesso uno sfogo proprio per le persone che banalmente definiamo più povere, rappresentando una sorta di dreamland,  un luogo in cui i sogni di persone che, per lo più provengono da contesti anche disagiati, trovano forma e remunerativa sostanza. Ma siccome 1 su mille ce la fa non sarebbe meglio che il  calciatore si considerasse  un lavoratore come altri?

Non so se il calciatore in questione abbia pensato ai suoi coetanei precari, con tanto di laurea, di specializzazioni, di master ecc, che stentano a guadagnare 1.000 euro al mese o ad avere un lavoro. Se solo riuscissimo a capire che c’è chi specula e guadagna sulle nostre passioni, sul nostro desiderio di evasione dalle difficoltà quotidiane …

Per quanto lo sport sia da sempre, quando  animato da sana competizione, un modello educativo eccellente  facciamo in modo che i nostri figli non crescano con il mito dei milioni che guadagna il ventenne, ma con l’orgoglio di guadagnare il necessario per vivere dignitosamente!

Ostruzionismo sulle riforme.

parlamento

 

Il Parlamento Italiano sembra essere ostaggio del Movimento 5 Stelle, che da oltre 24 ore procede con interventi a raffica, alimentando una seduta fiume che dovrebbe concludersi con il voto finale sul decreto del “fare”.

In estrema sintesi con un disegno di legge costituzionale di delega al Governo, si consentirebbe al comitato dei saggi di insediarsi, per procedere più velocemente sulla via delle riforme. Il nodo del problema sono, dunque, le riforme istituzionali ed in particolare la modfica dell’art. 138 della Costituzione. Modifica propedeutica a tutte quelle riforme che sono a cuore al Capo dello Stato ed al governo Letta, ma che consentirebbe, anche, di poter riscrivere parti essenziali della Costituzione.

Per i grillini si tratta di un vero colpo di stato, di un esautoramento del Parlamento ed è inaccettabile che si discuta di un argomento così delicato prima della pausa estiva senza dare il giusto peso, il giusto spazio ed il necessario tempo.

Ma mi chiedo: quanto tempo ancora deve aspettare l’Italia e devono aspettare gli italiani per queste riforme ormai invocate da decenni e mai attuate? Siamo sicuri che una discussione più lunga, più meditata, porterebbe ad una reale attuazione delle riforme? Che l’Italia ne abbia bisogno sembra essere riconosciuto, in maniera trasversale, da tutti gli schieramenti e allora perchè non procedere?

Mi sembra che, in questo caso, la politica sia ostruzionista per sé stessa. E’ bene ricordare che l’ostruzionismo è uno strumento democratico tutelato dalla Costituzione, spesso l’unico strumento a disposizione delle minoranze per far ascoltare la propria voce. E’ oltremodo bene ricordare che un paese è governato da una maggioranza, una maggioranza che troppo spesso, negli ultimi tempi, ricorre all’istituto della fiducia e che al suo interno ha anime troppo diverse e divise perchè non tremi ad ogni minima scossa. Ma è pur sempre una maggioranza di governo!

In una situazione del genere, sappiamo come è nato questo governo e sappiamo quanto sia necessario sostenerlo per evitare ulteriore instabilità e precarietà, più che ostruzionismo ideologico, dannoso e bloccante per l’intero paese, sarebbe il caso di attuare una politica del confronto e della proposta, lontana da insulti, da urla e improperi. L’essenza della politica, di quella democratica, sta nel riconoscersi vicendevolmente, nel riconoscere e rispettare i propri ruoli e le proprie prerogative. Finora il M5S, bravo nel vivacizzare e ridestare l’interesse politico dei e nei cittadini, non ha dimostrato la stessa bravura nel partecipare concretamente a soluzioni di governo. Mi risulta difficile pensare che tutto di tutti sia sbagliato e che le soluzioni possano venire solo da Grillo e dai suoi sostenitori.

 

Numero speciale di Asprenas sull’Anno della Fede

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Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, rivista di teologia Asprenas, Volume 60 numeri  1-2, Marzo-Giugno 2013,  Verbum Ferens, Napoli.

In questo numero speciale sono raccolti alcuni contributi sull’Anno della Fede, sia in rapporto ai contenuti del nostro pensare e agire da credenti sia rispetto al tema della nuova evangelizzazione. L’annata 2013 di Asprenas, che inaugura il sessantesimo anno di pubblicazione, pone attenzione alla fede e al suo annuncio, consapevoli che «non si è cristiani “a tempo”, soltanto in alcuni momenti, in alcune circostanze, in alcune scelte. Non si può essere cristiani così, si è cristiani in ogni momento! Totalmente!» (Francesco, udienza generale del 15 maggio 2013).

Per maggiori informazioni vai alla sezione pubblicazioni.

F. Toriello (a cura di), La Bibbia al tempo dell’intercultura.

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F. Toriello (a cura di),  La Bibbia al tempo dell’intercultura, Verbum Ferens, Napoli 2013.

E’ il frutto di un ampio progetto nato dalla collaborazione di docenti di varie discipline legati dal filo rosso dell’interculturalità. La Bibbia è di per sé una testimonianza di fusione inestricabile tra culture diverse. E’ un documento interculturale. Qui essa è situata in un orizzonte di significato e di riferimento complesso, delicato, problematico com’è quello della dimensione religiosa dell’interculturalità, che contrassegna la quotidianità nostra e delle comunità cristiane.

Per maggiori informazioni vai alla sezione pubblicazioni.